Dossier: Incendio Eredi Berté

Ci cimentiamo in un esercizio di memoria: la vicenda Eredi Bertè, dai primi episodi di pubblico dominio, fino ai giorni nostri. Con il sincero proposito di seguirla nel futuro.

Atto primo: il 06/09/2017 divampa un incendio presso il deposito rifiuti di via Fermi, a Mortara, di proprietà della Eredi Berté. Riportiamo da un articolo posteriore, rievocativo: “una nube scura e densa si era alzata sui cieli della Lomellina e aveva destato enorme preoccupazione per la possibilità, poi accertata, di emissione di diossine in atmosfera. Fortunatamente si era trattato di valori non lontani dalla soglia di attenzione e il periodo era stato limitato, non di meno si era andati vicini ad un vero e proprio disastro ambientale.
I vigili del fuoco avevano lavorato per giorni per avere ragione delle fiamme che si erano rapidamente propagate sulla superficie dell’azienda di stoccaggio. E preoccupazione, nei mesi successivi, era emersa in ordine al fatto che i materiali parzialmente combusti erano rimasti all’aria aperta, senza essere rimossi. Il Giorno, 26 apr 2019.

Le ipotesi che si tratti di incendio doloso sono immediate e spontanee, sia per il pubblico che per gli esperti.
Tra i sospetti a sostegno di tale ipotesi, subito si rileva che ARPA Lombardia aveva programmato un primo controllo ordinario per il 27/7/2017, ma il 18/7/2017 la società ne aveva chiesto il rinvio (causa ricovero in ospedale del sig. Bertè). Rinvio accordato quindi per il 06/09/2017: proprio il giorno in cui scoppia l’incendio.
Certo è che il deposito risulterà poi notevolmente difforme rispetto alle norme, rispettate solo sulla carta attraverso autocertificazioni, come risulta dalla dichiarazione dei Vigili del Fuoco dopo 17 giorni di lotta contro le fiamme non ancora domate: impianti antincendio inutilizzabili e “circa 12 mila metri cubi di rifiuti andati in fiamme, quasi il doppio rispetto ai 6,5 mila autorizzati nel 2015 tramite una autorizzazione integrata ambientale (Aia)." corriere.it, 23/9/2017

Seguiranno dibattiti, solleciti, incontri … che si aggiungono ad analisi di più ampio respiro sul "fenomeno incendi discariche" in generale, di evidente stampo criminale (vedi ad es. un post da bioecogeo.com) Qui trovate le slide di una assemblea pubblica del 6/10/2017 all’indomani del disastro, che tenta di sollecitare le istituzioni. Qui una “rassicurazione” di ARPA sui livelli di diossina … Etc. Etc.
La bonifica, tuttavia, non si intravede.

Nel giugno 2018, quanto ancora tutto tace anche a causa del sequestro imposto a tutta l’area, i rifiuti decidono di parlare in prima persona, con un nuovo incendio. Stavolta subito domato, fortunatamente (vedi un video da la Provincia Pavese).

Trascorsi quasi 2 anni, nel 2019, le macerie sono ancora lì: riportiamo da un comunicato del febbraio 2019 della associazione Futuro sostenibile in Lomellina, “La massa di ciò che resta dell’incendio del 6 settembre 2017 e del secondo incendio del 22 giugno 2018 è ancora lì, intatta ed incombente dietro i cancelli di via Fermi, soggetta alle intemperie, senza alcun tentativo non diciamo di sgombero definitivo ma almeno di messa in sicurezza temporanea .
Finalmente, in aprile 2019, l’area viene dissequestrata e possono iniziare i lavori di bonifica. Un articolo su Il Giorno.

Ma ecco che a fine agosto 2019 l’aria si riscalda nuovamente – non per il sole, non per colpa di un nuovo incendio, ma – a seguito di una interessante indagine promossa dalla Associazione Futuro Sostenibile in Lomellina, da cui si evince che gli Eredi Bertè, attraverso intrecci societari peraltro abbastanza evidenti, stanno ancora guadagnando dalle conseguenze del danno che hanno prodotto, come potete leggere in un nostro approfondimento di agosto 2019.

A risentirci con i prossimi aggiornamenti ...

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